Sebbene la prima Vespa sia stata brevettata nel 1946, la sua storia può considerarsi iniziata due anni prima con la presentazione del suo progenitore l'MP5 Paperino, così denominato in analogia alla Topolino, la prima auto del popolo; fu concepito nel biellese quando, durante la seconda guerra mondiale, gli stabilimenti di Pontedera vennero trasferiti in Piemonte, luogo ritenuto più sicuro nei confronti dei bombardamenti alleati. Il Paperino, pur vagamente simile ai futuri modelli di Vespa, presentava un ampio tunnel centrale che gli conferivano un aspetto goffo, tanto da meritarsi l'appellativo di "brutto anatroccolo"; il progetto fu presto accantonato e il modello non venne più prodotto e commercializzato.

Enrico Piaggio comprese che per realizzare qualcosa di realmente innovativo avrebbe dovuto scegliere un progettista la cui mente fosse sgombera da ogni concetto costruttivo riguardante una motocicletta; scelse così di affidarne la progettazione all'Ingegnere aeronautico Corradino D'Ascanio, progettista di alcuni modelli sperimentali di elicotteri e uomo che "detestava le motociclette", quindi la persona ideale per inventare qualcosa di completamente nuovo.

D'Ascanio detestava dover scavalcare una moto per sedercisi sopra, così sfruttò le sue conoscenze di progettista aeronautico per inventare la prima moto a scocca portante, priva di struttura tubolare in acciaio e, grazie a questo, priva di tunnel centrale. Adottò una sospensione anteriore ispirata a quella dei carrelli per aerei e creò un motore concettualmente derivato dai motori d'accensione aeronautici. Spostò il cambio sul manubrio, ritenendolo molto più pratico da usare, coprì il motore con il telaio per rimediare alle frequenti perdite d'olio che macchiavano i pantaloni (soluzione, questa, già adottata nell'MP5), aggiunse la ruota di scorta in quanto la maggior parte delle strade dell'epoca erano in sterrato ed i motociclisti erano costretti a frequenti forature da rimediare con soluzione e toppe. Modellò la posizione di guida attorno al disegno di un uomo comodamente seduto su una poltrona, affinché la guida prolungata risultasse la meno affaticante possibile. Era nata la prima Vespa.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome "Vespa", divenuto in seguito famoso a livello planetario, rimane incerta. Secondo la versione più famosa, esso sarebbe nato da un'esclamazione di Enrico Piaggio che alla vista del prototipo esclamò: «sembra una vespa!», per via del suono del motore e delle forme della carrozzeria che vista dall'alto la rendono somigliante all'insetto.

È invece priva di fondamento un'altra versione, a lungo sopravvissuta, secondo cui il termine "Vespa" equivarrebbe all'acronimo di Veicoli Economici Società Per Azioni (dato che la Piaggio fu una delle prime società per azioni in Italia e, al contempo, la Vespa nacque come veicolo per tutti, quindi di primaria importanza era un prezzo basso, adatto alle caratteristiche dell'epoca). Tale ipotesi è stata smentita dai vari esperti del veicolo[3].

In seguito il termine "Vespa" divenne celebre, tanto da essere conosciuto in tutto il mondo ed essere oggi trattato separatamente dal resto dei marchi appartenenti al gruppo Piaggio.

Dalla nascita fino al 1999[modifica | modifica wikitesto]

L'intento di Enrico Piaggio nel produrre la "Vespa" non era quello di avviare una casa motociclistica, ma semplicemente di trovare una momentanea produzione alternativa, di largo consumo, che consentisse all'azienda di superare le inevitabili secche del dopoguerra e, in seguito, riprendere la tradizionale costruzione aeronautica. Tant'è che Enrico Piaggio, contando sui buoni rapporti con l'aviatore e concittadino Giorgio Parodi, nei primi mesi del 1946 propose alla Moto Guzzi la distribuzione della "Vespa", cercando di sfruttare il prestigio e la capillare rete di vendita e manutenzione della casa di Mandello. L'offerta fu però declinata per il parere negativo di Carlo Guzzi, assai contrario a progettazioni esterne, e per la ferma opposizione di Giuseppe Guzzi verso i motocicli a ruote basse, a causa della loro instabilità e conseguente pericolosità.

In aggiunta a tale diniego, occorre aggiungere che il primo lotto pre-serie della "Vespa 98", al prezzo di 55.000 Lire, non era stato accolto con entusiasmo dalla clientela. La vendita dei primi 50 esemplari, costruiti e assemblati artigianalmente, procedeva a rilento e gli ultimi due furono acquistati da dirigenti Piaggio che vollero così dichiarare la loro fiducia nel progetto.

Per nulla scoraggiato dalle avversità. Enrico Piaggio decise di approvare l'allestimento della linea di montaggio per la produzione di serie e cercò l'aiuto della Lancia per l'iniziale appoggio commerciale.[4]

Il nuovo scooter ottenne di essere ospitato nelle concessionarie della Lancia, sottolineando il telaio-carrozzeria a scocca portante, già sperimentato da Vincenzo Lancia nel 1923 sul modello Lambda[5]. Si diede, quindi, avvio alla produzione in serie di un primo lotto di 2.500 esemplari, 2.181 dei quali furono venduti nel 1946; un risultato destinato a quintuplicare nell'anno successivo, con 10.535 Vespa vendute[6].

La prima Vespa aveva una cilindrata di 98 cm³, motore a due tempi, tre marce, accensione a volano magnete, potenza massima di 3,2 cavalli a 4500 giri al minuto, che consentivano una velocità massima di 60 km/h e il superamento di pendenze del 20%. La posizione del motore consentiva la trasmissione diretta dal cambio alla ruota posteriore senza catena, che faceva parte della semplicità progettuale che ha favorito il successo planetario della Vespa.

Forse la più grande innovazione di questo modello, che contribuì al suo successo planetario, fu la presenza di una carrozzeria portante, che sostituiva il telaio e che copriva integralmente il motore e le parti meccaniche principali, col risultato di una protezione efficace dalle intemperie e di poter consentire l'utilizzo della motocicletta con l'abbigliamento di tutti i giorni, sfatando la nomea della motocicletta che imbrattava il guidatore.

Il prezzo di 68.000 lire equivaleva a diversi mesi di lavoro di un impiegato, tuttavia la possibilità del pagamento rateizzato fu uno stimolo notevole per le vendite: la Vespa dette il primo impulso alla motorizzazione di massa in Italia, prima ancora dell'avvento dell'altra grande protagonista, la Fiat Nuova 500.

 

Vespa 125 Primavera del 1968

Anche i modelli successivi avevano rigorosamente motori a due tempi, funzionanti con miscela di benzina e olio (in una prima fase al 6% e al 5%, successivamente al 2%). Il motore era sostenuto posteriormente dalla carrozzeria portante nelle vicinanze della ruota, il serbatoio situato anch'esso posteriormente dal lato opposto del motore e, perlomeno in alcuni modelli, con la presenza anche della ruota di scorta. Il cambio a tre o quattro marce era comandato dal manubrio tramite la rotazione della manopola in blocco unico con la leva di comando della frizione.

La Vespa è stata prodotta con varie motorizzazioni. Dai modelli 50 cm³ (1963) per uso dai 14 anni senza patente e rigorosamente senza passeggero, alle 125 cm³ che potevano ospitare anche un passeggero (in particolare il modello Primavera) guidabili in Italia a partire dai 16 anni, fino alle versioni da 150 e 200 cm³ autorizzate anche al transito autostradale.

Nonostante lo scorrere degli anni, la Vespa rimane uno degli esempi di design industriale più riuscito al mondo. La sua linea, pur variando nel particolare, rimane inconfondibile nell'insieme: qualsiasi sia il modello, qualsiasi sia l'anno di produzione, le sue caratteristiche fondamentali rimangono impresse a tal punto che l'oggetto Vespa è identificabile in modo univoco.

L'unico scooter "rivale" dell'epoca degno di nota è stato la Lambretta della Innocenti, nata un anno dopo e che ha cessato di essere prodotta in Italia nel 1971.

Dal 1999 a oggi[modifica | modifica wikitesto]

 

Modelli di Vespa a variomatic del 2009

Oggi assistiamo ad un'altra forma di "divisione interna", tra i sostenitori della Vespa Classica con cambio manuale e motore a due tempi e chi preferisce la nuova Vespa senza cambio, e meno inquinante rispetto ai modelli precedenti. La Cosa, prodotta solo dal 1988 al 1993, è l'ultimo modello a mantenere le impostazioni classiche con motore a 2 tempi. La PX, penultimo modello della Vespa con cambio manuale, ha invece subito un'evoluzione particolare: è uscita dai listini ufficiali Piaggio a gennaio 2008, ed è rientrata in produzione nel 2011 nelle cilindrate 125 e 150 con motore rigorosamente 2 tempi, cambio a 4 marce comandato dal manubrio e alcune migliorie tra cui la marmitta catalitica.

Nel 2007 è nata la Cosa S, erede della Vespa 50 Special: i motori sono 4 tempi monoalbero raffreddato ad aria, eroga 10 cv a 8.000 giri/min.

Dopo una fase di mancato rinnovamento dei modelli che causò anche l'interruzione della presenza della marca nel mercato degli USA, all'inizio del XXI secolo, la Piaggio ha presentato una nuova serie di Cosa, con nuove motorizzazioni a 4 tempi e cambio automatico, oltre che con un ammodernamento della linea pur cercando di mantenere dei punti di contatto con la progenitrice.

Nel 2010 e stata presentata all'EICMA di Milano la nuova Vespa PX 150 identica a quella degli anni ottanta e questo ha marcato un ritorno della classica Vespa due tempi a quattro marce.

È anche uno dei mezzi a due ruote che per primi hanno consentito elaborazioni personali; famose le verniciature particolari, le selle personalizzate, l'aggiunta di cromature e tutto ciò che consentiva di avere un modello unico di cui dar sfoggio nei numerosissimi raduni dedicati in tutto il mondo a questa motocicletta. Tuttora esistono moltissimi fan club della Vespa anche al di fuori dei confini nazionali Italiani, così come è facile trovare moltissimi siti internet ad essa dedicati. Inoltre, come si può vedere dalle foto, vi sono state delle utilizzazioni molto originali, per esempio con l'aggiunta di sidecar o l'adattamento a un uso prettamente militare.

I singoli modelli[modifica | modifica wikitesto]

Ventesimo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Vespa 50 "sportellino piccolo"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1963 venne prodotta la prima Vespa V 50, caratterizzata dallo sportellino piccolo sul telaio lato ispezione motore, dai cerchioni (9 pollici) in tinta con la carrozzeria, dalla luce posteriore in metallo non ancora rettangolare, cuffietta motore in metallo anziché in plastica, crociera del cambio a due anziché quattro steli e sellino largo monoposto di tipo ciclistico, con la possibilità di aggiungerne un altro per il posto del passeggero. Il motore 50 cm³ era accompagnato dal cambio a tre marce, sviluppava una potenza di 1,5 cv a 4500 giri e pesava soltanto 66 kg. Successivamente è stata sostituita con le altre tre versioni migliorate.

Vespa 50S "sprint"[modifica | modifica wikitesto]

In concomitanza con la Vespa 50 "sportellino piccolo" vene prodotta la vespa 50s, ove la S sta per Sprint. Rispetto alla Vespa 50 "Sportellino Piccolo" viene modificato il posteriore, che ora gode di linee più rotonde e sprintose. Rinnovato è anche il fanale posteriore (dall'aspetto triangolare) e quello anteriore (leggermente più piccolo) ma con un buon fascio di luce.

Vespa 50 N[modifica | modifica wikitesto]

Versione "Nuova" (1964): viene modificato il carter motore con un foro di maggiori dimensioni per l'alloggiamento del cilindro, la crocera del cambio è passata da 2 a 4 steli, gli ingranaggi della 1ª, 2ª e 3ª passano da 4 scanalature a 6 scanalature in modo da favorire l'innesto della stessa, la cuffia motore in metallo sostituita fino ad ora dalla calottina in plastica. Il telaio è sostanzialmente identico ma variano gli attacchi dello sportellino coprimotore che, pur essendo sempre piccolo, adesso ha delle cerniere come quelle dei modelli futuri. Sparisce anche il fanalino posteriore in metallo che viene sostituito da quello completamente in plastica trasparente rossa con catarifrangente (normalmente SIEM). Il sellino era per una persona e di tipo ciclistico, con la possibilità di aggiungerne un secondo per il passeggero; con il nuovo modello è stata piazzata la sella allungata, che rendeva più difficoltosi i tentativi di furto della miscela dal serbatoio. A partire dal numero di telaio 92877 lo sportellino coprimotore viene ingrandito al fine di facilitare gli interventi manutentivi e da questo momento il modello diventa N Unificato. Dal 1967 poi, a partire dal numero di telaio 200.001, la scocca sarà allungata e avremo la versione definitiva della 50 N che si chiamerà 50 N Allungata. Il logo Piaggio a forma di scudetto rettangolare resterà in auge sino a 1º ottobre 1967 data in cui la Piaggio modifica il proprio marchio trasformandolo nel famosissimo ed universale logo esagonale.

Vespa 50 L[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa 50L

Versione "Lusso 3 marce" (1966): a rendere particolare e di maggior pregio questo modello sono varie migliorie soprattutto estetiche: un profilo bordoscudo in anticorodal come le sorelle di maggior cilindrata, le strisce pedana in alluminio e gomma con puntalini in alluminio fissati al telaio tramite ribattini, il bordo del fanale anteriore cromato, una crestina in alluminio lucidato sul parafango anteriore, la sella biposto e il gancio portaborsa; la scritta Vespa 50 è adesso in alluminio a rilievo e appare anche sul retro la scritta Vespa 50 L. Per il resto le caratteristiche generali sono equivalenti alla sorella meno arricchita 50 N, meccanicamente un differenza importante è invece l'adozione di un ammortizzatore idraulico a doppio effetto montato anteriormente che permette più comfort su terreni sconnessi. Oggi tra le 50 faro tondo la L è una delle più ricercate e di maggior valore.

Vespa 50 R[modifica | modifica wikitesto]

Versione "Rinnovata" (1969): un'evoluzione della N e della L dalle quali eredita alcune peculiari caratteristiche. Le sigle telaio vanno dal V5A1T-700001 al V5A1T-938761. È stata prodotta dal 1969 al 1983 in 238762 esemplari. È stato senz'altro, assieme alla Special, uno dei "vespini" di maggior successo, pur senza aver goduto del fascino della versione Special; ciò è dovuto soprattutto al fatto che la R portava con sé il retaggio stilistico della Vespa classica a faro tondo prodotta fino ad allora, che nulla poteva contro l'innovazione e la controtendenza del freschissimo faro quadro Special (oltre al fatto che ha avuto per tutta la produzione 3 marce contro le 4 della Special). Questa vespa è stata prodotta in due serie differenti:

Vespa 50 Special[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa V 50 Special, seconda serie.

Il modello 50 Special fu prodotto dal 1969 al 1983. Caratteristico per la forma rettangolare del fanale anteriore e per il nasello che copriva il tubo di sterzo e il clacson, era praticamente "indistruttibile" e molto migliorata rispetto ai modelli 50 N, L e R. Si divide in tre serie:

Caratteristica di tutte le serie è la sella monoposto a gobbino, però da molti sostituita con selle allungate (Gaman e Yankee le più conosciute), o altre per due persone, per comodità. Fu uno dei simboli degli anni settanta ed ebbe un grandissimo successo di vendite: le ultime serie, in particolare, erano (e sono tuttora) tra i mezzi preferiti per le elaborazioni meccaniche (la più semplice e gettonata era la sostituzione dello scarico cosiddetto "padellino" con lo scarico ad espansione a "siluro" (già visto sulla sorella maggiore 125 ET3 Primavera) perché a partire dal 1978 vennero installati dei rinforzi sotto al telaio e quindi è più robusto rispetto alle serie precedenti; inoltre alcuni sostituivano il nasello anteriore con un altro più squadrato, come i modelli PK e PX.

La 50 Special non aveva indicatori di direzione e si poteva scegliere se montare dietro la scocca il supporto per la ruota di scorta, il contachilometri rettangolare era optional. Record mondiale di vendite insieme alla sorella 125 Primavera ET3 fino al 1982, anno in cui è stata dichiarata fuori produzione.

Vespa 50 Elestart[modifica | modifica wikitesto]

Di questo modello ne sono stati prodotti all'incirca 7805 esemplari tra la prima e la seconda serie, e non ebbe grandioso successo da superare la Special: questo optional dell'avviamento elettrico è stato pensato per il pubblico femminile, mentre il pubblico maschile ha preferito orientare le sue scelte sulla Special, che non differisce molto dal nuovo modello. Il giallo è una nuova colorazione dopo le tinture della Special, colore che ha sempre caratterizzato questo modello.

Vespa SS 50[modifica | modifica wikitesto]

Questo modello di Vespa è stato prodotto maggiormente per il mercato estero, dove il Codice della Strada non è così restrittivo come il nostro, ha una potenza superiore, pur mantenendo la cilindrata di 50 cm³. "SS" sta per "Super Sprint". La vespa 50 originale va a 45km/h invece la 50 super sprint ha una velocità max di 65km/h. Particolarità di questa Vespa per la sua epoca di produzione è la presenza del contakm. da Vespa Primavera prima serie al posto del classico contachilometri con scudetto rettangolare scalato a 100 km/h e lo scudetto esagonale anteriore al posto di quello rettangolare. Le manopole sono zigrinate ma con logo esagonale. Rispetto alla 90SS, la 50 non ha la forcella rinforzata ma una classica forcella da 50 e non c'è il rinforzo trasversale sotto il telaio posteriore. Per il resto è in tutto e per tutto simile alla 90, scritta posteriore e fregi in plastica sul finto serbatoio a parte ovviamente. La ruota di scorta centrale poggia su una slitta zincata, particolare adottato dalle SS negli ultimi anni di produzione.

Vespa PK 50[modifica | modifica wikitesto]

Di questa versione, presentata originariamente nel 1982 in qualità di erede della 50 Special, dopo il classico modello PK 50 vennero prodotti tre diversi modelli, con cambio manuale da tre o quattro marce, esclusivamente a faro tondo e dotati (ad eccezione dell'originaria PK 50) di frecce direzionali. I modelli prodotti sono PK 50S, PK 50XL e PK 50 XL Rush e hanno avuto molto successo per la notevole somiglianza con i modelli PX. Solo i modelli PK 50, PK 50 S potevano avere il contachilometri optional, il modello PK 50 XL Rush e PK 50 XL avevano un blocco unico rotondo contenente spie, indicatori di velocità e livello miscela, mai contenuto negli altri modelli.

Vespa PK 50 Elestart[modifica | modifica wikitesto]

Stesso modello della PK 50, disponibile nei modelli PK 50S, PK 50XL e PK 50 Rush, con l'aggiunta del sistema di avviamento elettronico del motore a freddo, con pulsante dello starter sotto la manopola del gas. A differenza della 50 Elestart derivata dalla 50 Special, aveva un motorino di avviamento a parte anziché avere la bobina che fungeva anche da motore elettrico.

Vespa PK 50 Automatica[modifica | modifica wikitesto]

Modello, insieme alla versione 125 Automatica, che ha probabilmente favorito l'evoluzione degli odierni scooter: aveva sostituito la frizione manuale e il cambio a tre/quattro marce, con la trasmissione automatica a variatore e frizione centrifuga. Aveva eliminato il pedale del freno posteriore, ponendolo sulla leva sinistra al posto della frizione; invece che le marce, aveva la "folle" e la "marcia automatica", che doveva essere innestata esclusivamente a regimi bassi per evitare il "grattamento" degli ingranaggi di innesto.

Vespa PK 50 Elestart Automatica[modifica | modifica wikitesto]

Modello di concezione mista: cambio automatico a variazione continua e accensione elettronica con starter.

Vespa PK 50 Plurimatic[modifica | modifica wikitesto]

L'unica miglioria che la differenzia dalla PK 50 Elestart Automatica è il contachilometri della versione PK "XL Rush", ovverosia con quattro spie e l'indicatore del livello della miscela. Come con i modelli "XL Rush" il clacson si trova nel retroscudo e il nasello è più aerodinamico.

Vespa FL2 50[modifica | modifica wikitesto]

La Vespa 50 FL2 (chiamata anche in gergo Vespa V per via dell'inedito logo presente sullo sportello del vano portaoggetti) è stata prodotta dal 1990 al 1992. Successivo al modello PK, è molto simile alla 50 HP che la segue, da cui si differenzia per il quadro strumenti dal colore di sfondo diverso e dal numero di spie presenti, ridotto a 3 rispetto alle 4 del modello più recente.
Meccanicamente ha ancora il cilindro in ghisa che verrà invece sostituito da quello in alluminio nella HP, è alimentata da un carburatore Dell'Orto 16/12, è dotata di cambio a tre marce e di avviamento elettrico. Non ha la pedivella per la messa a moto ma quest'ultima è solo elettrica.

Vespa HP 50[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa 50 HP

La Vespa 50 HP è stata prodotta dal 1991 al 1999, precisamente: il modello 3 marce dal 1991 al 1993 il modello 4 marce dal 1993 al 1999. A differenza delle Vespe 50 del passato monta numerosi pezzi in plastica, come il parafango anteriore, il bordino sotto-sella e la calandra posteriore (esteticamente una continuazione della sella), il coperchio del bauletto anteriore dietroscudo oltre che la parte superiore del cupolino che alloggia il contachilometri ed il musetto anteriore, già in plastica su diversi altri modelli. Montava di serie il gruppo termico in alluminio, oltre che un carburatore leggermente maggiorato (da 16:10 a 16:12, come altre versioni PK). Era dotato anche di un motorino di avviamento, già introdotto con i modelli N e FL2 negli anni precedenti ed aveva 4 CV (cavalli) alla ruota. Di serie era anche l'albero motore anticipato e il volano più leggero mai prodotto, che pesava solo 1,35 kg. Fu la Vespa dei giovani degli anni '90; segnò però la fine della produzione delle Vespa 50 con cambio manuale in quanto non poté adeguarsi alle normative anti-inquinamento Euro 1. Nel 1999 fu sostituita dalla Vespa ET2, modello completamente nuovo dotato di cambio a variatore continuo e motore di concezione moderna. Diverse varianti negli anni.

Vespa SS 90[modifica | modifica wikitesto]

Vespa 90 SS dove SS sta per Super Sprint, è una versione prodotta dal 1965 al 1971 in 5309 esemplari ed è stata l'icona dello scooter sportivo di un'intera generazione. Aveva una cilindrata di 88,5 cm³ e 6 cv a 6000 giri/min. Si preferiva all'epoca la versione 50 (per la mancanza di patente) o la 125 (per la maggiore potenza). Fu perciò un fallimento in quanto pochissimi modelli furono venduti e tutt'oggi è una tra le Vespe più ricercate dai collezionisti.
Caratteristico il manubrio sportivo, la ruota di scorta montata centralmente sul ponte e sovrastata da un finto serbatoio con sopra una specie di cuscino utile per raggiungere la posizione sdraiata da pista. Veniva prodotta per il mercato italiano in due colori, il rosso e il blu pavone, il primo in due tonalità, per i mercati esteri venne prodotta anche in livrea bianca, ci fu anche una piccola produzione di vespa 50 ss che aveva lo stesso telaio della sorella maggiore (cioè con il finto serbatoio, il manubrio sportivo e lo scudo "aerodinamico") ma con un motore depotenziato.

Vespa V 98 "farobasso"[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa "farobasso"

Prodotta dal 1946 al 1948 in due serie di cui differenziano alcune migliorie, si caratterizzava appunto per il fanale che anziché sullo sterzo stava sul parafango anteriore. Come optional si poteva mettere un contachilometri, ma a differenza delle altre vespe aveva il manubrio senza rivestimenti in lamiera e poteva quindi essere soggetta ad atti vandalici o furti. Richiedeva manutenzione, ma a quella data era stata progettata per sopravvivere nei lunghi tragitti alle possibili insidie del dopoguerra, come il perforamento di una gomma. Era priva di sospensioni posteriori e questa funzione era svolta dalle molle del sellino. La sospensione anteriore era posta anziché sul lato destro della ruota, come in tutti gli altri modelli, sul lato sinistro.

Vespa "125 Nuova"[modifica | modifica wikitesto]

La "125 Nuova" è la prima Vespa smallframe ad adottare di serie un motore 121cc. Derivata probabilmente dal telaio della 90SS è stata prodotta in 17.100 esemplari negli anni 1965-1967. Venduta in un'unica colorazione Azzurro Metallizzato (codice MaxMeyer 1.268.0110). Alcune caratteristiche di questo modello sono poco note ed piuttosto curiose. Le strisce pedana sono più larghe rispetto a quelle che verranno usate sulla "Primavera", il comando del rubinetto serbatoio ha il pomello in alluminio come sulle 50cc, veniva equipaggiata di monosella "Aquila" e portapacchi, ma come optional si poteva avere la sella biposto piatta e alta, Il copriventola ha la griglia a "V" come quella che viene usata sulle 50cc del tempo con la cuffia cilindro in metallo, infine sulla pancia sinistra non c'è il portaoggetti che verrà introdotto di lì a poco con la "Primavera". Questo modello, essendo piuttosto raro, è ricercato e ben valutato dai vespisti amatori e collezionisti.

Vespa "125 Super"[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dalla moda dell'epoca di chiamare "Super", i modelli della stessa serie con prestazioni superiori. È infatti dotata di un motore potenziato in accoppiata con un carburatore perfezionato che la porta a 6,16 Cv. a 5000 giri e a superare gli 80 km/h. Con il telaio derivato dalla 150 GL, è l'ultima vespa ad adottare gli storici cerchi da 8". Di nuovo disegno il parafango che si intona alla spigolosità delle sacche laterali, mentre il manubrio accoglie un nuovo contakm, la possibilità di installare specchietti e parabrezza e la possibilità di orientare il faro anteriore con una vite. Caratteristiche le scritte distintive davanti e dietro in blu scuro. È stata prodotta con un'unica colorazione verde chiaro (codice MaxMeyer 1.298.5303). La sella biposto era opzionale. Prodotta in poco più di 24.000 esemplari tra il 1965-1969, soprattutto a causa della sorella da 150 cm³ uguale in ogni suo aspetto, venne commercializzata soprattutto all'estero.

Vespa Primavera 125[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa 125 Primavera

La Vespa 125 Primavera uscì nel 1968 per sostituire la Nuova 125. La “Primavera” adottava notevoli miglioramenti rispetto alla sua progenitrice; un motore potenziato, nonostante cubatura invariata a 121 cm³ e accensione sempre a puntine, venne aumentando il rapporto di compressione da 7.2 a 8.25, cosicché la potenza passò da 4,8 CV a 4500 giri a 5,56 a 5500 giri. Questo potenziamento consentì un sensibile incremento delle prestazioni: la velocità massima passò da 83,8 a 92,3 km/h con una l'accelerazione assai più vivace. Fu prodotta in tre serie: la prima aveva il fanale posteriore tipo 90 SS, presentava scritte in corsivo vespa 125 sullo scudo anteriore e primavera sopra il fanale posteriore, tachimetro con fondo bianco e montava ancora le caratteristiche leve freno con pallino intermedio, la seconda stesso fanale ma scritte in stampatello (dal 1973, anno del cambio delle scritte da parte della Piaggio). Nel triennio 74-76 la 125 primavera venne venduta nella colorazione marrone metallizzato Cod M.M 1.268.5130 (PIA 130) con sella beige, la terza, uscita assieme alla ET3, stesse scritte ma fanale di nuovo disegno. Ebbe successo sul mercato grazie alle prestazioni brillanti e alla linea che piacque a tutti, anche alle ragazze. Uscì di produzione nel 1982, assieme alla ET3, è tuttora molto ricercata tra i collezionisti e vespisti restauratori con uno sviluppato mercato after-market.

Vespa Primavera 125 ET3[modifica | modifica wikitesto]

La Vespa 125 ET3 Primavera nasce nel 1976 affiancando un modello già in produzione, la Vespa 125 Primavera. Da questa la ET3 si differenzia da un punto di vista tecnico grazie ad una nuova accensione elettronica gestita da centralina Ducati, non più a puntine platinate. Questo, oltre a garantire una pronta accensione in ogni condizione, permette al motore di "girare" agli altri regimi con maggiore regolarità a tutto vantaggio delle prestazioni.

Altra novità è la presenza di tre travasi nel cilindro anziché due (ET3=Elettronica 3 Travasi) che danno alla Vespa ET3 più spunto e una maggiore velocità di punta di 98 km/h. Una nuova marmitta "a siluro" simile a quella già montata da Piaggio sulla 90SS avente un silenziatore che può essere smontato dal corpo della marmitta, una sella più accogliente, alcuni particolari verniciati Nero opaco (coprimolleggio anteriore, coprivolano e calotta ammortizzatore anteriore) e gli adesivi laterali con la scritta "Electronic" completano la nascita di questo modello, tra i più amati grazie alle sue caratteristiche di agilità, potenza ed estetica riuscita. Era disponibile nelle colorazioni arancione, bianco spino, grigio chiaro di luna, blu marine e blu jeans. Resterà in produzione fino al 1982.

Vespa PK 125[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa PK 125S

La Vespa PK è considerata la legittima erede, rivista in chiave estetica anni '80 della Vespa Primavera. Prodotta dal 1982, e dal 1984 con anticipo all'accensione, caratterizzata dalla sigla "electronic" sulla pancia sinistra. È considerata a tutti gli effetti una vespa "small frame", ma non essendo piccola come la 125 Primavera o la 50 Special è adatta ai vespisti di qualunque altezza. Esiste una versione base, distinguibile dall'assenza della S nella sigla, che non ha le frecce e il cofano portaoggetti dietro lo scudo. Inoltre esistono delle serie successive, riviste nell'estetica nella parte centrale dello scudo, che termina molto più sottile, nel cruscotto, ammodernato nella strumentazione, che nella versione originale comprende esclusivamente un tachimetro-contachilometri tondo, due spie (abbaglianti e indicatori di direzione) integrate in un rettangolino verticale esterno al di sopra dello strumento, e nella parte posteriore, dove le luci posteriori sono integrate in una scocca di plastica e dalle gemme delle frecce molto sottili: questa serie è denominata PK-XL.
Caratteristiche tecniche: motore 2 tempi, cilindro da 121 cm³. (alesaggio mm.55, corsa mm.51) inclinato di 45° alimentato a miscela di benzina e olio al 2% per gravità, raffreddato ad aria forzata, carburatore Dell'Orto SHBC 19-19/E, avviamento a pedale, cambio a manopola 4 rapporti con frizione a bagno d'olio, freni a tamburo anteriore (maggiorato) e posteriore, cerchi da 10 pollici, pneumatici 3.00-10r. Come tutte le vespe con cambio manuale non ha trasmissione secondaria, ma la ruota di trazione è imperniata "a sbalzo" direttamente sull'albero secondario in uscita dal cambio.

Vespa PK 125 Elestart[modifica | modifica wikitesto]

Stesso modello di PK 125, con la sola aggiunta dell'impianto di avviamento elettrico alimentato da una batteria.

Vespa PK 125 Automatica[modifica | modifica wikitesto]

Modello di PK 125, che anziché avere le quattro marce, il pedale del freno posteriore e la frizione manuale, è dotata di trasmissione continua variomatic con frizione automatica a centrifuga, e freno posteriore azionato con la leva sinistra. Quanto al comando del cambio si può azionare la "folle" e la "marcia automatica".

Vespa PK 125 Elestart Automatica[modifica | modifica wikitesto]

Modello di concezione mista tra cambio automatico e starter elettronico.

Vespa PK 125 Plurimatic[modifica | modifica wikitesto]

L'unica miglioria che la differenzia dalla PK 125 Elestart Automatica è il contachilometri della versione PK "XL Rush", ovverosia con quattro spie e l'indicatore del livello della miscela. Come con i modelli "XL Rush" il clacson si trova nel retroscudo e il nasello è più aerodinamico.

Vespa P125 ETS[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa P125 ETS

La Vespa P 125 ETS, prodotta dal 1984 al 1986, anche nella versione con avviamento elettrico (Elestart), fu la Vespa "small-frame" più potente mai prodotta: si può dire che sia l'erede della famosa Primavera ET3. Le novità di questo modello furono molteplici, come ad esempio il freno anteriore a tamburo a doppia oliva, per una maggiore frenata, o il fanale anteriore di diametro maggiorato. Ma le novità più grosse riguardano il motore: cilindro in ghisa rifasato leggermente per aumentarne il brio, carburatore SHBC 20/20 L, marmitta studiata per le fasi del cilindro (ricorda comunque la marmitta a siluro della ET3), albero anticipato (inoltre aprendo i carter motore si noterà anche un maggiore ritardo di aspirazione dovuto alla valvola sul carter allungata verso il basso), un accoppiamento conico albero/volano maggiorato da 20mm (visto poi su tutte le altre Vespe PK) e una sede cuscinetto da 25mm per aumentare sensibilmente l'affidabilità. L'unica Vespa 125 più potente e veloce della ETS fu solamente la Vespa T5.

Vespa 125 T5[modifica | modifica wikitesto]

Il modello T5 fu costruito dal 1985 al 1989. Era un modello sportivo, costruito sulla base della Vespa PX, dalla quale differiva per il faro anteriore rettangolare, il cupolino in plastica sul manubrio, la coda più verticale, per la strumentazione più grande con contagiri elettronico, per una crociera del cambio modificata al fine di evitare i forti tac durante le cambiate veloci, per il nasello davanti più appuntito, per la corsa più corta di quella del PX (52mm contro 57mm), per i cuscinetti di banco a rulli più robusti e, differenza più importante, i 5 travasi del cilindro invece di 3 (da qui il nome T5). Inoltre era molto aerodinamico, grazie a una serie di modifiche come il parafango più piccolo, l'estrattore d'aria alla base delle scudo ed il cupolino. I primi esemplari prodotti funzionavano a miscela benzina/olio (al 2% di quest'ultimo) con l'opzione di poter adottare il miscelatore automatico. In una seconda fase della produzione, la casa madre introdusse gli specchietti retrovisori direttamente nella struttura del manubrio, mirando a garantire una maggiore efficienza alla visione posteriore rispetto a quella che era possibile ottenere grazie ai poco efficienti retrovisori prodotti da talune aziende operanti nel settore dei ricambi "after market". La velocità massima della T5 era di 108 km/h, che si raggiungevano con una relativa facilità, anche grazie alla curva di erogazione della potenza piuttosto appuntita.
Di converso, la T5 non era particolarmente brillante in ripresa, mostrando un'evidente pigrizia a prendere giri nei regimi bassi ed intermedi, costringendo spesso a scalare una marcia per mandare il motore "in coppia". Alle buone prestazioni complessive del motore, faceva paio un discreto equilibrio complessivo del telaio, adeguatamente assecondato da freni (a tamburo) migliorati nell'efficienza rispetto a quelli della Vespa da cui derivava. Abbastanza elevati - sempre rispetto al modello di riferimento - erano i consumi di carburante.
La Vespa T5, assieme alla Vespa PX è stata per molti anni impiegata da molte scuole-guida per gli esami pratici della patente A1 e A2. In ambito sportivo inoltre, questo modello di Vespa (assieme all'ancora più rara PK Automatica) era il premio che veniva dato a chi conquistava la Pole Position al Gp di Monza nel Campionato di Formula 1. Per questo la Piaggio apponeva l'adesivo T5 POLE POSITION. I piloti di Formula 1 che hanno ricevuto in premio la T5 o la Vespa Automatica sono Ayrton Senna e Nelson Piquet.

Vespa PX 125/150/200[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png

Lo stesso argomento in dettaglio: Piaggio Vespa PX.

Il modello Vespa "Nuova Linea", anche chiamata "P-X" fu una grande rivoluzione in casa Piaggio. Nel 1977 fu subito pensata nelle tre motorizzazioni classiche per Piaggio, 125, 150 e 200, la PX incarnava "la vespa del futuro": nuova carrozzeria, diversa piega del manubrio, forcella anteriore rivisitata con dispositivo antiaffondamento, agile e scattante riscosse subito molto successo tra il pubblico.
Le prime PX non avevano indicatori di direzione, non obbligatori al tempo, ma che erano disponibili come accessorio. Diventeranno di serie già dal 1980. In serie ed in opzione il miscelatore automatico della benzina. Rimasta pressoché invariata fino a tutto il 1999, a parte modifiche di dettaglio introdotte con la serie "Arcobaleno" della fine del 1984 e nuove colorazioni tempo per tempo introdotte, nel 1999 arriva la modifica più attesa: il freno anteriore a disco. Unito al miscelatore automatico di serie ed al faro alogeno anteriore sono le modifiche più importanti in tutto l'arco di produzione del modello. Tutte dotazioni che ne hanno aumentato la sicurezza attiva ("la Vespa ora frena e illumina la strada...") e l'affidabilità. È uscita temporaneamente di produzione nel febbraio 2008 dopo 30 anni di gloriosa carriera, più per scelta del produttore che per la acclarata difficoltà di omologare euro 3 i motori. Durante il suddetto periodo l'immagine della Vespa PX è stata conservata dalla sua emanazione indiana LML che, importata anche in Italia, è omologata euro 3 e non risente di particolari limitazioni motoristiche. Prima del ritiro dal mercato della versione PX, la Piaggio ha prodotto una tiratura limitata a 1000 esemplari del P125X in livrea bianca e con una targhetta di identificazione riportante la dicitura "P125X Ultima Serie" ed il numero progressivo. Venduta a 4500 euro è andata esaurita nel giro di due settimane, a conferma della passione verso questo mezzo.
La Vespa PX 125 e PX 150 è stata ripresentata all'EICMA 2010 in versione euro 3 (sempre con motore 2 tempi) e dall'anno 2011 è nuovamente in vendita.

Nel 1977-1984 fu presentata negli Stati Uniti la P150e e la P200e, che avevano come caratteristiche oltre ad un contamiglia al posto del contachilometri, i catarifrangenti laterali (obbligatori in alcuni stati americani), la luce del folle, la spia degli abbaglianti sul cruscotto, la luce dello stop che si accendeva anche tirando il freno anteriore, un rubinetto benzina particolare, il fanale posteriore omologato per gli USA, gli spioncini sui tamburi per controllare l'usura dei ferodi, il blocchetto d'accensione a tre posizioni che permetteva di tenere accese le luci di posizioni anche a veicolo spento, la batteria 12Volt, i comandi sul manubrio rovesciati rispetto a quelli europei (quindi interruttore delle frecce a dx e devioluci a sx), interruttore di spegnimento motore d'emergenza come sulle attuali moto, tutti gli interruttori e le spie con la scritta in inglese della loro funzione, impianto elettrico con luci obbligatoriamente accese anche di giorno, il clacson con una melodia studiata solo che l'America, il carburatore da 20.20 anziché da 24.24 oltre ad un distanziale tra l'ammissione del carter e la scatola filtro per limitare le emissioni, tutte queste modifiche convinsero la Piaggio a fermare la produzione a 1.600 rarissimi modelli.

Vespa GS VS1/5 150[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nel 1955, prodotta in 5 serie sino al 1961. Motoristicamente ispirata al primo modello sportivo dello scooter Piaggio, la Vespa 6 Giorni, La GS (Gran Sport) è un tentativo di rendere lo scooter di Pontedera competitivo con le piccole motoleggere dell'epoca, raggiungendo i 100 km/h. Il motore rispetto alle versioni contemporanee alla GS è potenziato e con carburatore direttamente innestato sul cilindro, la carrozzeria è rastremata per una migliore penetrazione nell'aria. Il primo modello (VS1) si distingue dagli altri successivi per avere i cavi che passano esterni al manubrio.

Vespa VBA 150[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa 150 VBA

Nel 1959, a seguito del rinnovamento della gamma, Piaggio mette in produzione la Vespa 150 VBA basato sul telaio di nuova concezione derivato dalla 125 del '58. Il modello VBA introduce un'innovazione che diventerà il cavallo di battaglia della Vespa fino ai giorni nostri: il motore ad aspirazione a valvola rotante. La Vespa VBA ebbe una notevole successo e gettò le basi per tutti i modelli 125 e 150 cm³ degli anni sessanta. Il carburatore non possiede lo starter (aria) inglobato, tale funzione veniva lasciata ad una "farfalla" posta all'ingresso della scatola filtro,tirando il pomello dell'aria, sotto la sella, si chiude sensibilmente l'ingresso dell'aria, a mezzo farfalla, aumentando così il quantitativo di combustibile (benzina) rispetto al comburente (aria). Tale soluzione fu però subito accantonata tanto che la Piaggio stessa diffuse una nota di manutenzione alle officine suggerendo di sostituire scatola filtro e carburatore con lo starter inglobato.

Vespa VBB1 150[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nel 1961, succedendo alla VBA della quale eredita il motore, che già aveva subito importanti modifiche, Viene introdotta la quarta marcia. Il motore della VBB1 ha un funzionamento con miscela al 2% di olio, permettendo costi di gestione ancora più bassi e un funzionamento più regolare, oltre a ridurre le emissioni ed avere una notevole affidabilità. Con poche modifiche, è ancora in produzione e utilizzato sulla Vespa 125 e 150 PX.

Vespa GS 160[modifica | modifica wikitesto]

 

La soubrette televisiva Gloria Paul ritratta in sella ad una Vespa

La Vespa 160GS, prodotta dal 1962 al 1964, è il modello sportivo che va a sostituire la 150 GS. All'epoca rappresenta il modello di Vespa con cilindrata più alta mai prodotta.

Rispetto alla Vespa 150 GS gode di telaio e motore completamente nuovi, un'inedita sospensione anteriore in cui l'ammortizzatore integra la molla (soluzione che verrà poi ripresa su tutti i modelli Small Frame e sulla serie PX), ruota di scorta integrata sotto la pancia sinistra, un inedito cassettino portaoggetti ricavato posteriormente. Quest'ultimo, è peculiarità esclusiva dei primi esemplari prodotti, identificati come "160 GS prima serie". Nella serie successiva verrà adottato, per la prima volta, il bauletto anteriore, fissato sul retro dello scudo. Rappresenta il meglio della produzione: è veloce ed elegante, raggiunge 103 km/h di velocità massima, grazie ad 8,9 cv di potenza massima. Veniva prodotta in un'unica tinta grigio chiara e con sella abbinata. Verrà sostituita nel 1964 dalla Vespa 180 SS.

Vespa 180 SS[modifica | modifica wikitesto]

La Vespa 180SS (Super Sport), prodotta dal 1964 al 1968, sigla telaio VSC1T.... è il modello sportivo che va a sostituire la 160 GS. All'epoca rappresenta il modello di Vespa con cilindrata più alta mai prodotta. Era alimentata con miscela al 5%, aveva la ruota di scorta posizionata sotto la pancia sinistra e furono adottati sia il bauletto anteriore, fissato sul retro dello scudo che il manubrio e faro trapezoidale della 150 GL.È stata prodotta in due versioni, una con commutatore chiave avviamento sopra il manubrio e batteria (come il GS 160). E una seconda serie senza chiave, batteria. Rappresenta il meglio della produzione: è veloce, confortevole ed elegante, raggiunge 105 km/h di velocità massima, grazie ad 10 cv di potenza massima.

Vespa Rally 180[modifica | modifica wikitesto]

Nata nel 1968 con telaio nº VSD1T 001001 e prodotta fino al 1973 VSD1T 0027495 montava una marmitta ad alto rendimento ma molto silenziata, crogiuolo di tecnologia per l'epoca; carburatore Dell'Orto SI20/20. Disponibile in quattro colori: giallo positano, giallo arancio, giallo cromo e argento metallico.
Il pezzo forte di casa Piaggio, successore del GS: la Vespa 180 Rally. Il motore ha sempre la stessa cilindrata della 180 S.S. ma cambia radicalmente nel sistema di alimentazione: il vecchio sistema a luci incrociate lascia spazio all'ammissione rotante comandata dalla spalla dell'albero motore, soluzione già sperimentata dalla Piaggio ma su cubature minori. In realtà i 180 cm³ della Vespa Rally sono dati da una variazione lieve di alesaggio e corsa che ora passano rispettivamente a 63,5 mm. x 57 mm. Anche la marmitta è nuova, più performante e silenziosa. Esteticamente è un mix tra la 180 S.S. e la Sprint ad eccezione del manubrio che è di nuovo disegno, faro, manopole e contachilometri compresi. Sulla forcella c'è un ritorno al passato con molla separata dall'ammortizzatore.

Vespa Rally 200[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa Rally 200

La Vespa Rally 200, modello derivato dal 180 rally, è uno scooter studiato per gli spostamenti veloci. Fu il modello di Vespa più veloce e potente mai realizzato da casa Piaggio, prodotta dal 1972 al 1979 vantava una velocità di ben 116 km/h e ben 12 cv.
La linea della 200 (successiva al 180) era arricchita da strisce adesive di colore bianco sui cofani e sul parafango, che andavano ad indicare il pregio dell'elettronica (c'erano le scritte electronic) di cui era priva l'antenata 180.
È stato uno dei modelli ad essere dotato di accensione elettronica e come optional vantava il miscelatore automatico.
È una delle vespe più affidabili e ricercate.

Tabella riepilogativa[modifica | modifica wikitesto]

Telaio piccolo

125 cm³

150 - 200 – 300 cm³

Anno inizio produzione

Modello

Nº serie telaio

Nº serie motore

Anno inizio produzione

Modello

Nº serie telaio

Nº serie motore

Anno inizio produzione

Modello

Nº serie telaio

Nº serie motore

1946

V98 "Farobasso", V98 "Amaranto"

V98

V98M

 

 

 

 

1977

Vespa P200E

VSX1T

VSE1M

1963

Vespa 50N

V5A1T

V5A1M

1948

Vespa125

V1T - V15T

V1M-V15M

1954

Vespa 150

VL1T

VL1M

1969

Vespa 50R

V5A1T

V5A1M e V5A2M

1950

Vespa125

V30T - V33T

V30M-V33M

1955

Vespa 150

VL2T

VL2M

1966

Vespa 50L

V5A1T

V5A1M

1952

Vespa125

VM1T

VM1M

1956

Vespa 150

VL3T

VL3M

1969

50 Special

V5A2T

V5A2M

1953

Vespa125

VM2T

VM2M

1957

Vespa 150

VB1T

VB1M

1972

50 Special

V5B1T

V5A2M

1954

Vespa125

VN1T

VN1M

1959

Vespa 150

VBA1T

VBA1M

1975

50 Special

V5B3T

V5A4M

1956

Vespa125

VN2T

VN2M

1960

Vespa 150

VBB1T

VBB1M

1975

50 Elestart

V5A3T

V5A3M

1957

Vespa125

VNA1T

VNA1M

1962

Vespa 150

VBB2T

VBB2M

1972

50 Elestart

V5B2T e V5B1T

V5B2M

1958

Vespa125

VNA2T

VNA2M

1965

Vespa 150 Super

VBC1T

VBC1M

1975

50 Elestart

V5B4T

V5B4M

1959

Vespa125

VNB1T

VNB1M

1957

Vespa 150 GL

VGL1T

VGL1M

1963

50S

V5SAIT

V5A3M

1961

Vespa125

VNB2T

VNB2M

1959

Vespa 150 GL

VGLA1T

VGLA1M

1965

50SS

V5SS1T

V5SS1M

1961

Vespa125

VNB3T

VNB3M

1961

Vespa 150 GL

VGLB1T

VGLB1M

1971

50 Sprinter

V5SS2T

V5SS2M

1962

Vespa125

VNB4T

VNB4M

1965

Vespa 150 Sprint

VLB1T

VLB1M

1982

PK50

V5X1T

V5X1M

1963

Vespa125

VNB5T

VNB5M

1962

Vespa 150 GL

VLA1T

VLA1M

1982

PK50S

V5X2T

V5X1M

1964

Vespa125

VNB6T

VNB6M

1965

Vespa 150 Sprint

VLB1T

VLB1M

1982

PK50S Elestart

V5X2T

V5X1M

1965

Vespa125 Super

VNC1T

VNC1M

1966

Vespa 150 Sprint Veloce

VLB1T

VLB1M

1982

Automatica PK50S

VA51T

VA51M

1961

Vespa125 GT

VNT

VNM

1955

Vespa 150 GS

VS1T

VS1M

1984

Automatica PK50S Elestart

VA51T

VA51M

1961

Vespa125 GT

VNT1T

VNM1M

1956

Vespa 150 GS

VS2T

VS2M

1986

PK50XLS Plurimatic

VA51T

VA51M

1965

Vespa125 GT

VNL2T

VNL2M

1957

Vespa 150 GS

VS3T

VS3M

1985

PK50 XL

V5X3T

V5X1M

1968

Vespa125 GTR

VNL2T

VNL2M

1958

Vespa 150 GS

VS4T

VS4M

1985

PK50 XL Elestart

V5X3T

V5X1M

1975

Vespa 125 TS

VNL3T

VNL3M

1958

Vespa 150 GS

VS5T

VS5M

1980

Vespa P80

V8A1T

V8A1M

1977

Vespa P125X

VNX1T

VNL3M

1962

Vespa 160 GS

VSB1T

VSB1M

1984

Vespa P80X

V8X1T

V8X1M

1981

Vespa PX125E

VNX2T

VNX1M

1964

Vespa 180 SS

VSC1T

VSC1M

1982

Vespa PK80S

V8X5T

V8X5M

1985

Vespa T5

VNX5T

VNX5M

1968

Vespa Rally 180

VSD1T

VSD1M

1983

PK80S Elestart

V8X5T

V8X5M

1997

Vespa ET4

?

?

1972

Vespa Rally 200

VSE1T

VSE1M

1963

Vespa 90

V9A1T

V9A1M

2003

Vespa GT125L

?

?

1978

Vespa P150X

VLX1T

VLX1M

1965

90SS

V9SS1T

V9SS1M

 

 

 

 

(1982)

Vespa PX150E

VLX1T

VLX1M

1971

90R

V9SS2T

V9SS2M

 

 

 

 

?

Vespa P150S

VBX1T

VBX1M

1978

100

V9B1T

V9B1M

 

 

 

 

1994

Vespa PX200E

VSX1T

VSE1M

1978

100 Sport

V9B1T

V9B1M

 

 

 

 

1987

Vespa Cosa 150 CL

VLR1T

VLR1M

 

PK 100S

V9X1T

VIX1T

 

 

 

 

1988

Vespa Cosa 150 CLX

VLR1T

VLR1M

 

PX100E

VIX1T

VIX1T

 

 

 

 

1991

Vespa Cosa 150 FL

VLR2T

VLR2M

1965

Vespa 125

VMA1T

VMA1M

 

 

 

 

1996

Vespa ET4

?

?

1967

Vespa 125 Primavera

VMA2T

VMA2M

 

 

 

 

1999

Vespa ET4 Leader 150

ZAPM190

M191M

1976

Primavera 125 ET3

VMB1T

VMB1M

 

 

 

 

2003

Vespa Granturismo 125L

ZAPM31100

M314M

1982

PK125

VMX1T

VMX1M

 

 

 

 

2005

Vespa GTS 250i.e.

?

?

1983

PK125S

VMX5T

VMX5M

2009

Vespa GTS 125Super

?

?

2008

Vespa GTS 300 Super

ZAPM452

M452M

1983

PK125S Elestart

VMX5T

VMX5M

 

 

 

 

 

 

 

 

1984

P125 ETS

VMS1T

VMS1M

 

 

 

 

 

 

 

 

1988

Vespa PK 50 XL RUSH

V5X4T

V5X2M

 

 

 

 

 

 

 

 

1989

Vespa 50 N

V5X5T

V5X2M

 

 

 

 

 

 

 

 

1990

Vespa 50 FL2

V5N1T

V5N1M

 

 

 

 

 

 

 

 

1991

Vespa 50 HP

V5N2T

V5N2M

 

 

 

 

 

 

 

 

1997

Vespa ET2

ZAPC16000

C161M

 

 

 

 

 

 

 

 

Ventunesimo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Vespa LX[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png

Lo stesso argomento in dettaglio: Piaggio Vespa LX.

Uscita in occasione del sessantenario della nascita del marchio Vespa, il modello LX riprende esteticamente le linee dei vecchi modelli in versione moderna. Dalla versione originale vennero derivate anche la Vespa LXV e la Vespa S.

Vespa GT 60º[modifica | modifica wikitesto]

Al Salone di Milano del 2005 fu presentata la show bike Vespa GT-60. Questo prototipo derivava dal modello GTS 250ie ABS introdotto qualche mese prima sul mercato. Gli elementi distintivi erano il faro anteriore sul parafango e il manubrio in tubo d'acciaio a vista che ricollegavano la moderna Vespa serie GT alla prima Vespa 98. Inoltre, la GT-60 differiva dalla Vespa GTS per la sella in pelle marrone, formata da due elementi separati.

Nonostante la smentita di un'eventuale produzione del prototipo GT-60, il 27 aprile 2006 Piaggio presentò alla stampa internazionale la versione di serie denominata Vespa GT 60º, in occasione del 60º anniversario che fu celebrato al Museo Giovanni Alberto Agnelli di Pontedera (PI). Il successivo 11 maggio, in occasione del raduno mondiale Vespa Day tenutosi a Roma come da tradizione, la Vespa GT 60º fu presentata al grande pubblico.

La Vespa GT 60º confermava l'equipaggiamento della show bike da cui derivava e che comprendeva il cupolino sportivo fumé, la strumentazione con grafica rétro composta da display a cristalli liquidi e strumenti analogici circolari, cromature e la colorazione Grigio 725 della carrozzeria. L'unica differenza tra il prototipo e la versione di serie fu l'utilizzo della pelle nera con cuciture a vista nello stesso colore della carrozzeria per la sella composta da due elementi separati. È stata prodotta in soli 999 esemplari, al prezzo unitario di 6.500 euro[7].

Vespa ET4[modifica | modifica wikitesto]

La Vespa ET4 nasce nel 1996 in occasione del cinquantenario della nascita della Vespa ed è la prima a montare un motore a 4 tempi. Una small frame automatica con avviamento elettrico o a pedalina e con la tradizionale scocca portante in acciaio. Munita di freno a disco anteriore e tamburo posteriore. I motori disponibili sono da 50, 125 e 150 cc.

Dalla sua presentazione e fino all'inizio del 2000 era equipaggiata con il motore 125 a 4 Tempi da 12 cavalli di potenza, sigla motore M041M, portato al debutto l'anno precedente dal Piaggio Sfera 125 e abbinato esclusivamente al variatore automatico. Il motore in questione è già conforme alla normativa Euro 1. Nel 1999 alla versione da 125 venne affiancata la versione 150 con il motore 4 tempi della famiglia Leader con 12,5 CV di potenza; si poteva subito riconoscere dagli indicatori di direzione trasparenti. La tecnologia Leader fu adottata dalla motorizzazione 125 nel 2000. Nel 2000 la gamma della Vespa ET4 fu allargata con la presentazione della versione 50 a 4 tempi con il motore HiPer4 omologato Euro 1.

Vespa Granturismo[modifica | modifica wikitesto]

La Granturismo è, nella storia della Vespa, il 138º modello realizzato ed è stata introdotta sul mercato nel 2003, per affiancare i già esistenti modelli ET2, ET4 e PX, ponendosi al top di gamma.

Adotta alcune novità tecniche importanti rispetto al passato, come il raffreddamento a liquido, i freni a disco anteriori e posteriori da 220 mm e le ruote da 12 pollici (120/70 all'anteriore e 130/70 al posteriore). Fu confermata, invece, la scocca portante in acciaio che assicura il 250% in più di rigidità torsionale rispetto al telaio dei classici scooter con carrozzeria in plastica.

I motori disponibili erano i 125 da 15 CV e 200 da 20 CV della linea LEADER a carburatore, a 4 tempi e 4 valvole, in regola con la normativa Euro 2. Per quanto riguarda le prestazioni, la Granturismo raggiungeva la velocità massima di 102 km/h con il motore 125 e 119 km/h con il motore 200. Tra le altre caratteristiche, aveva il serbatoio da 10 litri e pesava 138 kg. Aveva il doppio cavalletto (laterale e centrale), il portapacchi in alluminio e il vanno sottosella per due caschi jet. Le colorazioni disponibili erano 6: i pastelli Alabastro e Nero Lucido, più i metallizzati Verde Vintage, Grigio Smoky, Blu Reale e Grigio Platino.

La gamma era composta da due versioni: la 125L in vendita al prezzo di lancio di 3.555 euro e la 200L in vendita al prezzo di lancio di 3.895 euro. La sigla del numero di telaio della 125L era ZAPM31100 con motorcode M314M mentre per la 200L il numero di telaio era ZAPM31200 mentre il motorcode era M312M.

Nel 2005 la Granturismo subisce delle piccole modifiche estetiche ovvero cambia il rivestimento della sella e lo stop diventa tutto di colore rosso. Si aggiungono nuove colorazioni ovvero il grigio excalibur (argento), il bianco, il bianco diamante, il nero metalizzato, prugna audace e il blu scuro metalizzato. La sigla del numero di telaio della 125L diventava nel 2005 ZAPM31101 con motorcode M314M.

Nel 2006 la Granturismo 125L continua a vivere e subisce altre tre piccole modifiche ovvero viene montato di serie l'ammortizzatore anteriore con molla cromata, le griglie destra e sinistra del bauletto anteriore passano dal colore grigio al colore nero ed infine con l'omologazione del motore in euro 3 alla marmitta viene modificata la griglia paracalore da quella in plastica a quella in acciaio e cromata. La sigla del numero di telaio diventava nel 2006 ZAPM31301 con motorcode M315M. Le colorazioni nel 2006 si riducono solo a 4 che erano: il grigio excalibur (argento), prugna audace, il nero metalizzato e il blu scuro metalizzato. Nel 2006 è uscita di scena la Granturismo 200L, per far posto alla Vespa GTS introdotta l'anno precedente.

La Granturismo 125L è uscita definitivamente di scena nel corso del 2007[8].

Vespa GTS[modifica | modifica wikitesto]

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Lo stesso argomento in dettaglio: Piaggio Vespa GTS.

Si tratta della versione restyling della moderna Granturismo che prima ha affiancato e poi sostituito. Ha debuttato sul mercato nel mese di maggio 2005 ed inizialmente era disponibile nella sola versione 250ie, equipaggiata con il motore monocilindrico Quasar a 4 tempi e 4 valvole.

Vespa GTS 300 Super[modifica | modifica wikitesto]

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Lo stesso argomento in dettaglio: Piaggio Vespa GTS 300 Super.

La GTS 300 Super è, nella storia della Vespa, il 145º modello realizzato in serie dalla casa di Pontedera[9]. La sua presentazione ufficiale è avvenuta nel corso del 2009.

Vespa 946[modifica | modifica wikitesto]

 

Vespa 946

La Vespa 946 è stata presentata per la prima volta a Milano all'EICMA 2012.

È un modello innovativo rispetto ai precedenti, infatti pur mantenendo le tipiche linee che contraddistinguono la Vespa, possiede alcune modifiche come le ruote più grandi o le prese d'aria posizionate di fianco al sellino; similmente ai primi storici modelli il sellino, nella parte terminale si stacca e rimane "sospeso" dal telaio. Il faretto posteriore è integrato nella carrozzeria.

Il particolare nome "946" deriva dal fatto che proprio nel 1946 Enrico Piaggio depositò all'ufficio brevetti di Firenze il progetto originario della Vespa, cui la 946 si richiama esplicitamente nelle sue forme.

Il telaio è in alluminio invece che in acciaio, particolare che la rende più leggera e notevolmente più costosa.

La Vespa e il Piaggio P.108[modifica | modifica wikitesto]

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Lo stesso argomento in dettaglio: Piaggio P.108.

In genere si ritiene che il famoso scooter sviluppato dalla ditta di Pontedera nel 1946 sia intimamente collegato al grande aereo quadrimotore, in quanto:

I due fatti in realtà sono solo due leggende metropolitane. Per la precisione, i motori radiali Piaggio, come buona parte dei motori italiani di quel periodo utilizzavano l'aria compressa proveniente da una bombola caricata da un "aviocompressore" Garelli, con caratteristiche diverse da quelle dei primi motori apparsi sulla Vespa. Negli archivi della Piaggio non vi è inoltre traccia di utilizzo di componenti aeronautici nel motociclo. Anche se nessun pezzo deriva da quello di un aereo, di "aeronautico" vi è comunque l'ideatore, Corradino D'Ascanio, ed il supporto "monotubo" della ruota anteriore, derivato da quello dei carrelli degli aerei. Anche la struttura portante in lamiera della Vespa è collegabile ai "Rivestimenti lavoranti", impiegati nel settore aeronautico (e in questo senso determinante fu l'operato dell'ingegner Renzo Spolti, che proveniva appunto dal settore aeronautico, e che progettò il progenitore della Vespa, la MP5 - Moto Piaggio Paperino).

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Vespa decorata

Vespa versione motocarrozzetta

Vespa da trasporto

Piaggio Vespa 150 TAP

Piaggio Vespa 125 TS

Vespa accessoriata

Vespa con carrello

Vespa d'epoca

La Vespa nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

 

Un'immagine del film Vacanze romane del 1953

La Vespa appare in svariati film, tra i quali ad esempio (in ordine cronologico) Vacanze romane (1953), Quadrophenia (1979), Caro diario (1993), Il talento di Mr. Ripley (1999), American Pie (1999) e The Interpreter (2005). Di curioso interesse è anche una foto fuori scena di Charlton Heston e Stephen Boyd in abiti storici nel film Ben-Hur accanto ad una vespa VNA1T del 1959 (facilmente riconoscibile dal manubrio scomponibile) utilizzata per gli spostamenti sul set.

Nell'anime FLCL il personaggio di Haruko é sempre visto su una Vespa Super Special gialla, opportunamente modificata ed in grado di raggiungere altissime velocità.

Nel 1999 il gruppo dei Lùnapop dedicò una canzone ad un modello della Vespa, 50 Special, singolo lancio del complesso.

Raduni, gincane e gare di regolarità[modifica | modifica wikitesto]

I Vespa Club furono un importante veicolo promozionale della Vespa. Prima in Italia e poi in tutta Europa si organizzavano raduni, gincane e gare di regolarità riservate alla Vespa. Quelle di maggiore importanza in Italia furono il giro dei tre mari e le 1000 km con partenza ed arrivo nella stessa città ed in prova unica. Nel 1949 venne costituito il Vespa club d'Italia che raggruppava i diversi club sparsi nel Paese.

Nei primi anni in cui si disputarono le 1000 km si chiamavano "audax" proprio per evidenziare le difficoltà del percorso rispetto al mezzo. Alcuni concorrenti denominati "corsari" in barba al regolamento che ne prevedeva la squalifica facevano vere e proprie gare di velocità. Nel 1953 Ferdinando Nesti, un collaudatore della Piaggio, stabili il record alla incredibile media di 73,011 km/h[10]. Fu disputato anche un vero e proprio campionato italiano con prove di circa 200 km in tutta Italia. La media oraria da tenere in queste prove su strade aperte al traffico era di 45 km/h, non poco.

Dal 16 al 19 giugno 2006 si è tenuto a Torino l'ultima edizione dell'Eurovespa, il Raduno Annuale Mondiale Vespistico che ha una lunga storia alle spalle, ben 40 edizioni svoltesi di volta in volta negli anni, in tutte le nazioni europee per coinvolgere il maggior numero di appassionati possibile. Inoltre questa magnifica edizione tenutasi nella capitale subalpina, è coincisa con il 60º compleanno della Vespa ed è stata anche quella dei record assoluti di presenze per un vesparaduno: 3500 gli iscritti regolari più 4500 non iscritti per un totale di ben 8000 esemplari presenti nella sfilata del sabato mattina a Stupinigi. I Vespisti provenivano da tutta Europa: dal Portogallo alla Norvegia, dall'Inghilterra alla Grecia, dagli USA e Canada all'Argentina, dall'Algeria al Sud Africa e addirittura da Taiwan.

Dal 14 al 17 giugno 2007, si è tenuto a San Marino il primo Vespa World Days, la nuova definizione dell'Eurovespa, che ha contato circa 5.000 vespe, venute da ogni parte d'Europa e del mondo: Belgio, Francia, Spagna, Germania, Canada e Stati Uniti, per citarne qualcuno. Nel 2008 il Vespa World Days si è tenuto a Cefalù, Sicilia, dal 24 al 27 aprile[11] e nel 2009 si è tenuto a Zell am See in Austria.

Altri appuntamenti con il Vespa World Days sono stati nel 2010 a Fátima in Portogallo, nel 2011 a Oslo in Norvegia, nel 2012 a Londra in Inghilterra, nel 2013 a Hasselt in Belgio e nel 2014 a Mantova.

In occasione dei festeggiamenti per i 70 anni di Vespa, la Fondazione Piaggio ha organizzato una grande mostra e un raduno a Pontedera[12].

  1. ^ collezione permanente del Triennale Design Museum, triennaledesignmuseum.it. URL consultato il 1º ottobre 2012.
  2. ^ collezione permanente del MoMA di New Yotk, moma.org. URL consultato il 1º ottobre 2012.
  3. ^ Carlo Perelli, Editoriale, in Motociclismo d'Epoca, agosto-settembre 2012.
  4. ^ Alberto Calliano, Registro storico Vespa, Motociclismo d'Epoca, settembre 2008
  5. ^ Davide Mazzanti, Vespa: un'avventura italiana nel mondo, Giunti, Firenze, 2003, pag.55
  6. ^ Bob Darnell, Bob Golfen, How to Restore and Maintain Your Vespa Motorscooter, MotorBooks International, Saint Paul, 1999, pag.13
  7. ^ Pagina Vespa GT 60° su VespaGT.it
  8. ^ Pagina Vespa Granturismo su VespaGT.it
  9. ^ Vespa GTS 300 Super
  10. ^ Guido De Rossi, La 1000 vespistica due momenti di un mito 1951-1954/1965-1970, 2001.
  11. ^ Resoconto di Vespa World Days 2008
  12. ^ Fondazione Piaggio

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

 

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